Maestri Spirituali

Shirdi Sai Nath ( Il vero Sai Baba )

Tutto quello che si sa su Sai Baba di Shirdi è che raggiunse il villaggio di Shirdi (in Maharastra, India) nel 1859 all’età apparente di sedici anni. Vestiva come i fachiri (asceti musulmani) itineranti e nessuno sapeva da dove venisse. Scomparve per qualche tempo per poi riapparire a Shirdi; da allora non lasciò più il villaggio.
All’inizio gli abitanti di Shirdi lo consideravano un semplice vagabondo, che viveva da solo e dormiva a terra. Poi lui si stabilì in una moschea abbandonata, dove egli teneva perennemente acceso un fuoco e lampade ad olio. Un giorno si rivolse agli abitanti del villaggio per ottenere dell’olio con cui mantenere il fuoco acceso; dei giovani lo schernirono e gli negarono l’olio. Senza scomporsi il giovane fachiro ritornò alla moschea e qui i giovani che lo avevano seguito per continuare lo scherno assistettero ad un evento miracoloso. Il fachiro aveva preso dell’acqua da una ciotola di terracotta e con questa aveva alimentato le lampade che si accesero come se vi fosse stato versato dell’olio. Da allora venne chiamato Sai Baba e la sua fama crebbe fino ad attirare fedeli e curiosi da varie parti dell’India. Sai Baba non è un nome proprio; Sai è una parola persiana che significa “santo” e Baba è un termine hindi, usato con familiarità e rispetto, che significa “padre”.

Sai_Baba_sitting_near_dhuni

Per anni si dubitò del fatto che il Maestro Sai Baba di Shirdi fosse capace di leggere o scrivere e certamente nessuno supponeva che conoscesse il sanscrito. Finché un giorno egli fece un’esposizione che dimostrò la sua sapienza. Un devoto stava facendogli un massaggio, cantando in tono sommesso. Sai Baba gli chiese cosa stesse mormorando ed egli rispose: «Un verso sanscrito».«Un verso della Bhagavad Gita»

«Bene, ripetilo ad alta voce» lo incitò il Maestro.

Il discepolo allora recitò in sanscrito il verso 34 del quarto capitolo:

 Capii che tramite i riti di devozione, l’indagine e il servizio presso un Maestro Illuminato, che ha realizzato la Verità, questi ti insegnerà Jnana (la Conoscenza)]

«Comprendi questo, Nana?» gli chiese Sai Baba.
«Sì»
«Allora spiegami il significato»
Il discepolo allora, dopo tante spiegazioni e repliche del Maestro, fu confuso per quello che prima gli era sembrato chiaro, chiese a Sai Baba di chiarire questi punti.

Egli spiegò:
«Il verso ci dice come un discepolo deve avvicinare il suo Guru al fine di conseguire la Realizzazione del Sé. Questi deve completamente abbandonare corpo, mente, anima e possessi al suo Maestro». (Shirdi Sai Baba stesso non chiese mai l’abbandono delle loro proprietà ai suoi discepoli; quest’affermazione indica più che altro un’attitudine interiore di completo distacco verso ciò che possediamo, comprendendo che nulla ci appartiene veramente)
Estratto dal libro L’incredibile Sai Baba di Shirdi di Arthur Osborne.

Lao Tse

Tao Te Ching – La Regola Celeste  di Lao Tse.

Si ritiene che Lao-tse (significa letteralmente “il vecchio”), sia nato attorno al570 A.C., circa venti anni prima di Confucio, in un periodo segnato da violenza e corruzione in Cina. Visse pressappoco nella stessa epoca di Buddha, Mahavira e Socrate, ma sebbene sia storicamente certa la sua esistenza, si ignora praticamente tutto sulla sua vita. Si narra di un suo probabile incontro con il più giovane Confucio, il quale lo descrisse come un “inafferrabile drago, che sale sul vento e sulle nubi”. Non scrisse mai nulla nella sua vita, in quanto considerava il suo insegnamento di natura esistenziale. Si narra che sentendosi prossimo alla fine dei suoi giorni, prese il cammino delle montagne per andare a morire. Si trovò così a dover varcare una soglia, ma il Guardiano del Passo, lo accolse con grande gioia e gli disse: “Poiché stai per lasciare questo mondo, scriveresti per me i tuoi pensieri?”  Lao-tse accolse questa richiesta, e scrisse il “Libro della Via (Tao) e della Virtù (Te), un testo poetico da sempre considerato una fonte di conoscenza .

Tao te Ching significa “la Via di mezzo”, la quale viene consideratala Madredi tutti gli esseri e di tutte le cose dell’Universo, il principio cosmico immanente in ogni parte della Natura.

Confucio Il Maestro Kung, il Figlio del Cielo

 Il Costante mezzo e Le Massime

Confucio nacque nell’anno551 A.C., nello stato cinese di Lu. Il suo nome (in cinese fu K’ung Fu Tsu), significa Maestro Kung. Pur essendo nobile di nascita, crebbe in povertà, essendo rimasto orfano del padre all’età di tre anni. Fu autodidatta, si sposò all’età di diciannove anni e si impiegò come funzionario dello stato, fino a diventare primo ministro dello stato di Lu nel501 A.C.

Pochi anni dopo si dimise in quanto disapprovava la politica del signore di Lu, ed iniziò a viaggiare in tuttala Cinafacendo dell’insegnamento la sua nuova professione. Non pensò mai di creare “scuole”, ma ciò nonostante era sempre circondato da seguaci, in particolare da sedici discepoli che considerava suoi preferiti. Amava studiare ed insegnare, ed era molto felice quando poteva starsene con i suoi discepoli, leggere libri di storia antica, ascoltare musica, o anche suonare. E’ famosa questa descrizione di Confucio: “Gentile, sempre allegro, e senza saper mai dove andare”. Confucio morì all’età di 72 anni, avendo ormai acquisito fama di grande maestro in tuttala Cinaed oltre.

E’ in Oriente che è nato l’insegnamento secondo il quale il Dio Creatore (il Cielo, secondo la dottrina confuciana) ha inviato, in epoche e luoghi diversi, dei suoi messaggeri, dei suoi figli. Questi uomini sacri, Figli del Cielo, ebbero il compito di ricondurre l’uomo alla Legge Originaria, avvicinandolo alla volontà del Creatore.

Zoroastro

Le origini di Zoroastro   PDF

Secondo la religione dei Parsi, Zoroastro visse tra il 660 ed il583 a.C. Detto Zarathoustra nel suo paese d’origine, l’antico Iran, contava fra i suoi avi paterni e materni gli antichi Re di Persia. Suo padre si chiamava Poroschasp, e Sua madre Dogdo, era nata dalla stessa razza. Il “Mazdeismo”, prima di Zoroastro era una religione ariana politeista che adorava gli Dei nel loro aspetto di elementi naturali. Vayu come Vento, Agny come Fuoco, Varuna come Oceano, ed Indra era il capo di queste Divinità. Zoroastro riformò questa religione, trasformandola in monoteista. Ahura Mazda, il Signore Saggio, era l’unico Dio, ed Ahriman era il Principe del Male. Ad assisterLo c’erano gli Amesha Spenta, Santi Immortali, mentre i Dew assistevano il “Male”. La nuova religione fu detta Parsista Mazdeista, ed il suo Libro Sacro è l’Avesta. Fin dalla sua nascita, Zoroastro si trovò spesso a combattere i “Magi” cattivi, a quel tempo influenti capi religiosi, dediti alla magia ed ai rituali, in alcuni casi veri esseri maligni.

 Oh Ahura Mazda! Aspetto da Te la forza
e la gioia che l’amico dà all’amico.
Quando verranno quelli che devono
preparare il grande giorno?
 Oh Ahura Madza, dacci la forza, che è la Tua,
di creare la gioia futura degli uomini.
 Desidero essere un uomo che parla
con la bocca e la parola di Dio,
che agisce con le mani di Dio.
Voglio creare opere che sin dall’alba,
lavorano al compimento del giorno.

 Dagli  “Inni di Zarathoustra” 

Kahlil Gibran

 Kahlil Gibran –    Il Profeta   PDF

Jnaneshwara 

Jnaneshwara Un Santo indiano dalla vita breve ma intensa

Patanjali

Patanjali è ritenuto il più antico maestro dello Yoga, il sentiero per raggiungere l’unione con Dio. La sua data di nascita non è certa, ma gli induisti ritengono possa essere vissuto addirittura anche 10.000 anni prima della nascita di Cristo.

Patanjali compilò insegnamenti che fino ad allora erano stati tramandati oralmente. Fu il primo a metterli per iscritto, e per questo viene considerato il fondatore della Scuola del Raja Yoga. Il suo insegnamento è contenuto in una serie di aforismi che spiegano come, con il controllo di sé e la padronanza della mente e della sua attività (vritti), arrivare all’intima unione conla Divinità interiore.

Gli otto stadi dello Yoga

Il cuore dell’insegnamento di Patanjali è rappresentato dall’Ashtanga Yoga o yoga degli otto mezzi, o stadi attraverso cui lo yogi può gradualmente raggiungere l’unione con Dio, il Samadhi.

  1. Yama: astinenze, regole di comportamento;
    • Ahimsa
    • Satya
    • Asteya
    • Brahmacarya
    • Aparigraha
  2. Niyama: osservanze, autodisciplina;
    • Sauca
    • Santosa
    • Tapas
    • Svadhyaya
    • Ishvara pradhana
  3. Asana: posizioni fisiche, posture;
  4. Pranayama: controllo della respirazione e del flusso vitale;
  5. Pratyahara: ritrazione dai sensi dai loro oggetti;
  6. Dharana: concentrazione (attenzione);
  7. Dhyana: meditazione;
  8. Samadhi: unione del meditante con l’oggetto della meditazione.

Adi Shankaracharia

Adi Shankaracharya, o Adi Shankara (“Il primo Shankara ),  è stato un filosofo indiano nonché il più famoso esponente della scuola di pensiero dell’Advaita Vedānta, di cui fu il principale unificatore. Vissuto tra il 788 e il 820 d.C. secondo le fonti più moderne, o tra il 509 e il 477 a.C. secondo quelle più antiche, ebbe una profonda influenza nello sviluppo e nella crescita dell’Induismo attraverso la sua filosofia non dualistica. Ha difeso la grandezza e l’importanza delle sacre scritture induiste,  i Veda,  diffondendo una spiritualità fondata sulla discriminazione, senza dogmi o ritualismi, ridando nuova linfa all’Induismo nel momento in cui Buddhismo e Jainismo stavano raggiungendo la popolarità. Una delle sue opere più importanti fu l’ inno alla Dea Saundarya lahari

Lode al Guru        Gurvashtakam

Atma Shatakam

William Blake

William Blake’s Songs of Innocence and of Experience

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